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Antinum
Testi di Settimio maciocia

Domenico De Sanctis, un avvocato che, pur avendo scritto nel 1782 una dotta dissertazione su Civita d'Antino, pare che non vi abbia mai messo piede, togliendo la notizia da Plino che era tra gli antichi popoli della quarta Regione d'Italia, (com'è noto ugusto divise l'Italia in undici Regioni) "famosi e celebri furono i Marsi che trassero, come più comunemente si crede, non meno l'origine che il nome da un Figliuolo di Circe". Le lettere maiuscole anche quelle superflue, sono nel teso, che appunto di maiuscole fa sfoggio, oltre che di pesantissime e noiosissime note, che a noi non sempre appaiono chiare ed accettabili.
 
Il vero il De Sanctis, parlando dei Marsi, dice " che la stessa Religione, la stessa origine, il sangue stesso con esteri parentadi non commischiato e corrotto" facevano di essi un blocco solo " reputando ciascuno la sua Patria non la Città ed il Villaggio dove sortito aveva i natali, e dove abitava, ma la Regione tutta, che da essi teneasi; e stimando ciascuno suo proprio affare, suo proprio interesse tutto ciò che alla narrazione avveniva, somma ed uguali in tutti era pel comun premura, ed erano alla occasione tanti soldati armati quanti uomini". Bene: non ci avesse detto latro di importante il de Sanctis, ha il pregio di rappresentarci vividamente i nostri progenitori.
 
Se vi recate in Vaticano, e vi tuffate nella meravigliosa galleria delle Carte Geografiche affrescate sui muri, ricche di cartigli e di fregi dorati, fare queste scoperte. Nella carta dell'"Italia Antiqua" al posto di Civita, troviamo la misteriosa scritta "Anxantia". Nella carta "Aprutinum" leggiamo "C. D'Antona". Questa carta del resto ci è parsa scorrettissima, perché porta "Bocca dell'Emiliano" invece di Bocca delol'Emissario del Fucino; "Morro" invece di Morrea, Merino per Morino, Rocca del Vino per Roccavivi. Infine, nella carta
 " Italia Nova " si legge e Ciu. d'Antina ". Dicendo ciò, non vogliamo intentare un processo ad Antonio Danti che le carte dipinse nello scorcio del 1500, ne a suo fratello, il domenicano Ignazio, che forni le indicazioni, perché l'opera era ed e monumentale ed unica al mondo. Che l'odierna Civita d'Antino sia l'"Antino e dei Marsi e cosa ormai pacifica, non fosse altro per il nome che ancora conserva e per le numerose iscrizioni che lo attestano. 
 
Comunque i popoli che si affacciavano sul Fucino e che col Fucino confinavano abitarono quelle zone fin dai tempi più remoti dell'età preistorica. Tra Luco e Trasacco, nella campagna scavi del 1896, furono rinvenute sei accette litiche levigate, due cuspidi triangolari di frecce, due coltelli ed una lama di pugnale , o cuspide di lancia fatta di selce. Questi prodotti sono tra i più lavorati dell'età neolitica, specialmente la lama di pugnale, o cuspide di lancia, fatta di selce bionda, a forma di foglia di lauro. Era l'antica città circondata da potenti mura i cui resti ancora oggi possono vedersi; ad occidente esisteva una grossa porta squadrata, ed il posto si chiama ancora adesso Porta Campanile, che da quella parte si usciva per andare verso la Campania. Queste mura ciclopiche o pelasgiche non ci sveleranno mai il loro segreto.
 
Pare che anziché il nome proprio di una gente, fosse quello un epiteto generico con cui le tradizioni greche e italiche designarono i primitivi "Costruttori" o fondatori di città murate ". E l'Alati: " In genere, le città italiche, alle quali fu dato l'appellativo di " Civita " sono quasi sempre in località elevate, e continuano gli "oppida" dei Romani. Ma Civita d'Antino non solo e sull'antica Antinum, ma e proprio l'acropoli di essa. Il paese d'oggi e nella seconda cerchia delle mura; tutto lo spazio tra questa e la prima e un avanzo di ruderi o di reticolato, di case diroccate e di orti, e vi si scorgono ancora le tracce d'un antico bagno con le condutture d'acqua... ". Residui di antiche terme si vedono ancora negli orti di Terra Vecchia (L'aggettivo e rivelatore) e più giù ancora, presso Porta Campanile, affiorano aNtichE mura che appartennero forse ad un tempio. 
 
Di un Tempio del Sole abbiamo udito confusamente parlare e non ricordiamo da chi; ma ecco chE le nostre modeste ricerche, mentre andavamo componendo questo libretto, ci hanno fatto trovare, nella " Reggia Marsicana " del Vescovo di Venosa Corsignani, questo passo: " Molti credettero che a tempo de' Gentili esistesse in detta Città, oggi Terra (Civita d'Antino) il Tempio del Sole, il quale Sole appellavasi cola con Frigio vocabolo "Attino " e che da ciò ella avesse il Nome ottenuto; e ne' secoli andati mirassi in Pentima, nel Palagio Vescovile, una Iscrizione che principiava: "Attini Aram. ". La quale si porta intera dal Febonio che la ritiene essere stata posta ed al Sole ed alla Grande Madre Vesta intesa da' Gentili per la Terra".
 
Nella certa D'Italia del Medioevo riportata dal Muratori, gli unici due luoghi a destra del fiume Liri, tra Sora ed Alba, sono: Morrea, oggi Morrea, e Civita Antia. Questo potrebbe essere un errore materiale, che gli scrittore dei bassi secoli sempre Antina o Antena. Il Cluerio, nello stesso posto di Civita colloca una città chiamata "Anxantia". E infatti, così abbiamo trovato scritto in Vaticano. a questo punto, però, bisogna dar ragione ad De Sanctis, che fa derivare l'errore da Plinio che introduce gli "Anxantini" tra i popoli della quarta Regione. E dimostra, il Nostro, che di una rocca ben munita e predominante ci fosse bisogno nella Valle Roveto, e situata dove ora è Civita, che, infatti tutta la valle domina. 
  
A corroborare questa tesi riporta un passo del IV Libro di Livio in cui si parla di un " castellum ad lacum Pucinum " assediato e quindi preso dai Romani intorno al 408. I Romani erano in guerra coi Volsci; dopo averli sconfitti ad Anzio (città volsca) fanno una incursione nel territorio volsco, ma per arrivarci, venendo da settentrione, debbono a forza percorrere la Valle Roveto. E qui trovano il " castellum " e lo espugnano. Il territorio di Antinum era vastissimo. Bisogna premettere che in tutta la regione dei Marsi noi non troviamo che due sole città che ebbero la cittadinanza romana in seguito alla Guerra Sociale e furono iscritte alla Tribu Sergia: Antinum e Marruvium. Tutti i comuni che sono intorno a Civita d'Antino, cioe S. Vincenzo, Morino, Civitella, Canistro, Capistrello, Luco, Trasacco, Collelongo e Villavallelonga formavano il territorio di Antinum. La maggior parte di queste località, in origine, non furono che
" pagi " (villaggi) e " vici " del popolo dei Marsi. Ciò e dimostrato da epigrafi trovate a Morino, a S. Vincenzo, a Canistro e altrove, nelle quali al nome di Antino si accoppia quello di personaggi della Tribù Sergia, e nelle quali ricorre la magistratura di Antinum (1). 
 
In seguito, mentre il Municipium di Civita decadeva, Civitella, Luco e Trasacco prendevano maggiore sviluppo. Cade acconcio qui notare che l'attuale Luco non e la Lucus Angitiae. Questa era situata a ridosso della montagna, a nord-ovest della Luco odierna. Un bellissimo bassorilievo rinvenuto durante i lavori di prosciugamento del lago, ci mostra la città con a sinistra un'alta porta turrita, le case arrampicate sul pendio montano, e, a destra, sotto una rupe, un grande tempio. Virgilio ne parla nell'Eneide: " Te nemus Angitiae ". Angita fu in in origine divinità italica, ed il suo nome significa colei che strozza i serpenti. Nel tempio pare si insegnasse l'arte dei contravveleni e quella di incantare i serpenti con parole magiche. In seguito, fusasi la mitologia greca con quella latina, Angizia divenne sorella di Medea e di Circe. La Luco odierna pare sia sorta durante i lavori di prosciugamento del Lago ai tempi di Claudio, per ospitare schiavi ed impiegati che non trovavano posto nella città di Angitia.
 
La ragione per cui Claudio prima e Torlonia dopo affrontarono il prosciugamento del lago era che, mancando esso di un emissario naturale visibile, il suo regime era molto variabile, e nelle crescite maggiori inondava i terreni ed i paesi rivieraschi. Una leggenda tramandata nella Marsica dai pastori dice che al posto del lago era una piana ubertosa con la grande città di Marsia o Marsiglia, sommersa dalle acque per castigo celeste. Torniamo a Civita d'Antino, anzi ad Antinum ed a quello che era il suo grande territorio. Quanto doveva essere potente se nel 348, quando era "castellum ", i Romani si portano via, dopo averla espugnata, ben tremila prigionieri! R lecito pensare che. ai tempi della Guerra Sociale, quando divenne dei " Seviri ", che il De Sanctis individua nell'ordine degli " Augustali " . Infatti, nelle epigrafi rinvenute, questi Seviri vengono chiamati " Seviri Augustalis ".
  
Essi presiedevano al culto che onorava Augusto. Giunti a questo punto s'impone una riflessione curiosa: la parte piu attendibile e certa della storia di Civita si riscontra, grazie alle epigrafi pervenuteci, soltanto nei lontani tempi dell'Impero Romano. Dopo? Dopo avviene un fatto quasi incredibile: più l'Impero si allontana, più la nebbia del tempo avvolge la storia di Civita. Secoli e secoli passano cosi, senza che nessuno ci dica ciò che avvenne nella rocca un giorno tanto potente. (E come non sciogliere un inno all'utilità della pietra incisa che si può, e vero, scalpellare togliendo stemmi e nomi, ma che finisce quasi sempre col sopravvivere, parlando ai posteri?). L'unica luce che rischiara questa tenebra storica e la nascita di S. Lidano: " L'anno del Signore 1026 venne al mondo il nostro Lidano, ed ebbe per suoi genitori Gentile de' Compadroni d'Antino, c Cecilia della chiarissima Casa Avelli " (Corsignani). Il lettore non frettoloso consulti dunque la breve appendice storica, dove qua e là appare il nome di Civita. Per il resto bisogna rassegnarsi, tra i nomi dei reggitori e gli eventi ad essi connessi, a immaginare ciò che la nebbia del tempo e l'avarizia delle fonti non ci dicono. 
  
  

Note
(1) A sostegno di questa tesi riportiamo l'epigrafe 3885 del Mommsen " rinvenuta nel giugno 1808 tra i ruderi di Corno di Penna, a oriente di Luco, a circa 500 passi dall'emissario di Claudio ": ,il'.X. SACCIVS. M (f) / ET. SEX. PACCIVS. KA (es. f.) QVINQ. MVRVM. VET (ust) / CONSVMTVM. A. SOLO RETI (i) / EX. P. P. ANGITIAE  L'epigrafe conferma che Lucus era c pagus" dei Marsi. Se avesse avuto la cittadinanza (ed infatti non si ha traccia di un " Municipium Lucens ") essa avrebbe necessariamente accennato alle magistrature locali. Dove poi fosse il confine di Antinum verso Sora non 6 bcn certo. Scontato che Balsorano era dei Sorani, il confine tra Marsi e Campani doveva essere subito a nord di Balsorano. Cosicchè può interessarci un sigillo di hronzo (scavi del 1896 ora nel Museo Nazionale Romano) rinvenuto presso S. Giovanni di Valle Roveto.

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