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Il Palazzo Ferrante

Abbiamo gia detto che la storia della casata Ferrante e inseparabile della storia di Civita d'Antino dalla meta del 1500 in poi. Uno dei tantissimi anelli di congiunzione e stato, ed in qualche modo e cosi tuttora, il Palazzo Ferrante ove questa famiglia ha vissuto e lavorato nelle persone di decine di discendenti. Una prima e formidabile testimonianza di questo passato e, appunto, il Palazzo stesso, che di per se costituisce un monumento architettonico di grande valore anche se, oggi, non appare in buone condizioni per il suo stato di abbandono. Oggi, la stessa famiglia Ferrante non é più in grado di far fronte alle spese che comporterebbero tanto il suo ricupero quanto la sua manutenzione. 
  
Sarebbe auspicabile che, se messo in vendita, venisse acquistato dallo stesso Comune come un gesto, più che simbolico, di conservazione e difesa del proprio passato. Inoltre, potrebbe servire come sede prestigiosa per un suo Museo, un suo Archivio e per lo svolgimento di atti o eventi di tipo culturale il cui profitto per il progresso della cittadina e indubbio, soprattutto quando si tenta il rilancio turistico ed economico di una area fortemente depressa. Alcuni dei responsabili della campagna di saggi archeologici esplorativi realizzati a Civita d'Antino nel giugno-luglio 1990, a conclusione, hanno proposto la creazione di un "Antiquarium ", "dove potrebbero confluire non solo i materiali provenienti da questa campagna di scavo, come dicevano nella loro relazione finale, ma anche i materiali sconosciuti e non fruibili dalla cittadinanza di Civita (e ciò) favorirebbe la conoscenza dell'origine e della storia del Municipio di "Antinum" (17). 
  
Indivisibile dal Palazzo sono stati i giardini che lo circondavano, chiamati popolarmente per la loro bellezza "giardini vaticani di Civita d'Antino" e sui quali esistono molte e autorevoli testimonianze. Una buona parte di questi giardini, oggi chiamati "La Pista" (ex "Cauta"), furono espropriati ai Ferrante per farli diventare pubblici. 
   
"Grazie agli stuli del Letta e possibile conoscere il luogo del foro del municipio antinate, data l'esatta ubicazione delle basi onorarie di statue, che ornavano il foro antico rinvenuto nel Settecento dai Ferrante nell'area dall'attuale Giardino Pubblico.....II foro di età imperiale, ma probabilmente, anche quello di età repubblicana, e quindi ubicabile nel pianoro che si sviluppa intorno al Giardino Pubblico (quota 907), sotto l 'acropoli. L'area dell'antica piazza doveva quindi comprendere il giardino e il pianoro compreso tra Viale Giardino, Via Vittorio Veneto e Via Guglielmo Florio con probabile pianta rettangolare di metri 50 x 150 ad orientamento nord/nord-ovest, sud/sudest "(18). In questo Giardino si trovano tuttora due delle epigrafi più importanti di tutta questa preziosa documentazione: la base di una statua in onore di Q. Novius Iucundus e un'altra base della statua in onore di Sesto Petronio Valeriano, uno dei "supremi magistrati di Antinum ". L'epigrafe in questo caso e sormontata da un obelisco in cui si distinguono due pezzi (19). 
  
Sino a qualche anno fa nel Palazzo c'era una importante Biblioteca risalente la seconda meta del secolo XVIII, piena di volumi preziosi, alcuni molti antichi, sistemati in scaffalature in legno di noce. Per un periodo di tempo questa Biblioteca venne messa a disposizione della Pro-loco, per iniziativa congiunta dei Ferrante e dell'On. Arnaldo Fabriani, ma l'esperimento non fini bene. Si dice che molti volumi sono andati persi, altri rovinati, e il profitto del progetto non raggiunse dei buoni livelli nel rilancio culturale soprattutto delle nuove generazioni. Forse e stato un esperimento mal impostato al di la della buona fede dei suoi patrocinanti. Forse era un idea troppo avanguardista per i tempi che correvano. Forse gli utenti erano immaturi e non furono preparati adeguatamente. Comunque, resta il bel ricordo di un qualcosa tentato coraggiosamente e ciò e gia un passo in avanti. 
 
Abbiamo già visto un altro 'pezzo" di inestimabile valore storico religioso del Palazzo: la annessa Cappella "gentilizia" della Santissima Concezione, dalla quale si può accedere direttamente al casato tramite l'epistamio o "coretto"; testimonianza, tra l'altro, non solo della profonda religiosità dei Ferrante, ma di tutti i civitani che per quasi 40 anni ebbero questa Cappella come unico luogo cittadino di preghiera in due momenti dolorosi e critici: dopo che era andata in rovina nel 1762 la Chiesa parrocchiale di Santo Stefano a tre navate, sita ove ora c'e la sede della Pro-Loco ("Terra Vecchia") e dopo il crollo della nuova, costruita intorno al 1967, in occasione del terremoto del 1915. 
  
La nuova Chiesa, a pianta greca, attualmente esistente sulla Piazza Centrale del paese (detto "Il Banco") venne costruita 37 anni dopo il cataclisma, nel 1952. Tra tante avvenimenti legati a Palazzo Ferrante, alcuni ci sembrano di singolare importanza. Abbiamo ricordato parlando di Antonio Ferrante, la visita che fece il Re Ferdinando II, il 12 luglio 1832 a questo luogo. Ma, molti altri illustri uomini della politica, delle scienze e della cultura, sostarono in questo luogo, e alcuni di loro portarono a compimento grandi opere di ogni tipo: Richard Keppel Craven (1779-1815) (20), Sir Henry Colt O'Rare (1758-1838) (21) Edward Lear (1812-1888) (22), Teodoro Mommsen (1817-1903) (23), Haval (24), John Chetwode Eustace (1762 1815) (25) ed Edward Dedwell (1767-1832) (26).
   
Fra tanti ospiti casi illustri, va sottolineata la presenza e il lavoro, e certamente la testimonianza più che autorevole, del pittore danese Cristian Zarthmann, del quale abbiamo gia parlato. In una sua lettera ad un amico, nel raccontare di aver avuto l'incarico di decorare un salone lungo 11 metri, si riferisce ad un dipinto "che le voci, dicono che e originale" del Correggio. Afferma che misura 58 x 68 e si chiama "La Notte". E' un documento fondamentale nella storia del Palazzo. Si tratta di una lettera spedita da Civita d'Antino il 17 luglio 1884 in cui possiamo leggere: "Mi occupo di decorazioni come te, la sala da pranzo della famiglia Ferrante. Penso che nessuna stanza in tutta la Danimarca e dotata di ornamenti tanto sontuosi; ma il mio lavoro ne costituisce solo una minima parte. La sala e abbastanza grande, lunga 11 metri. Verrà decorata in stile inizio del secolo con in più motivi rose. Ciò che fa diventare sontuoso il salone e il fatto che ho ricevuto il permesso dai proprietari di prendere i migliori quadri di tutto il palazzo per adornarne questa sala. Il quadro che attira di più 1 'attenzione e "La Notte" del Correggio. 
  
Le voci dicono che e originale ed io sono di questo parere. E ' stato dipinto con un fondo rosso sangue come velluto. E' di dimensioni 58 x 68 cm. Esso, irradia una luce viva, che brilla e splende come fuoco di artificio. Non ho mai pensato che si potesse arrivare a tanto. A me sembra che il quadro a Dresden (27), regga poco il confronto con questo: qui gli angeli sono di un colore blue grigio freddo, in contrasto con la luce della camera che a prima vista sembra luce di lampadario; i colori dei quadri sono vaghi e profondi, sono leggeri come colori ma profondi, brillanti di verde azzurro come se venissero da un altro mondo. II quadro e più intenso di quello che si conserva a Dresden e somiglia a quel grande pastello dipinto dal Correggio, che e al Palazzo Doria di Roma. Mentre tutti i nuovi elementi sono estremamente esuberanti, la luce e incomprensibile, tremolante e leggera, dando movimento agli Angeli. Questo stile Rococò e cosi incomprensibile e bello in tutto: i confronti della luce su alcuni punti sono cosi forti che e impossibile guardare da vicino, ma a distanza tutto si forma ed appare più chiaro ed io non so perché. E cosi il quadro e incomprensibile, ma in verità e proprio magnifico. E' il miglior fiore del Rococò "(28). 
  
Mentre era in vita Antonio Ferrante (1786-1869), nel 1831, quando aveva raggiunto i quarantacinque anni, ospitò l'inglese Richard Keppel Craven. Nel suo libro, Craven, scrive un racconto assai interessante per avere delle buone notizie sul fabbricato oltre che sulla sua decorazione e arredo interno nella prima meta del XIX secolo nonché sul rapporto fra i civitani e l'allora capo della famiglia: " il paese ha l'aspetto dei più modesti villaggi greci, composto di poche case povere fra massi rocciosi e cespugli di prugnoli, sulla superficie nuda e desolata di un squallido monte. Fra quelle, o meglio davanti a quelle, si innalza una chiesa moderna insieme ad un ampio palazzo il cui nucleo e i suoi successivi ampliamenti rivelano notevole spesa cd attenta cura. Qui alloggiammo la notte, naturalmente molto meglio di quanto mi aspettassi.
  
Le parole del taverniere infatti mi avevano fatto intravedere al massimo la modestia abitazione di qualche galantuomo. dove avremmo potuto trovare ospitalità a pagamento. Trovammo invece che il signor Ferrante era evidentemente abituato, e ne traeva piacere, a ricevere ospiti con la cordialità riservata ai vecchi amici. Ci fu mostrata una lunga fila di stanze, arredate con ricchezza e lusso tali, che non potemmo evitare di chiederci in che modo camini rivestiti di marmo, tavoli intarsiati, dipinti in splendide cornici dorate e tutta l 'altra roba, meno appariscente sia pur utile, lettiere intagliate, telai e porte di noce, serramenta di ottone, avevano potuto trovare il mezzo per raggiungere un posto cosi inaccessibile (29).

 


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