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Domenico Morichini
Testi di Settimio Maciocia

Pare che la famiglia Morichini provenga dalla Corsica. In epoca non precisata, ma certo anteriore al 1680 (perché in un " Catasto " che porta questa data, i Morichini figurano già tra i cittadini di Civita) un ramo della famiglia si trasferì quivi. E qui, da Anselmo Morichini e Domitilla Moratti, il 22 settembre 1773, nacque Domenico. Quando ebbe dieci anni andò a Sora e stette tre anni in quel Seminario e due nel Collegio Tuziano. Compiuti gli studi delle lettere latine e greche, a quindici anni si recò a Roma presso un suo zio sacerdote, e incominciò il corso di medicina. A 21 anni, in sèguito a concorso, occupò la cattedra di chimica in quella Università. Egli si pose, decisamente, all'avanguardia del rinnovamento e del progresso delle scienze naturali. Ripudiando le teorie di Stahl, segui il Lavoisier e, per primo in Italia, insegnò la chimica come scienza. 
  
In un busto marmoreo, dedicato a lui nell'ospedale di S. Spirito in Roma, si legge questa stringata ma compendiosa epigrafe : " A Domenico Morichini, restauratore della chimica in Italia". A lui fu dedicato un altro busto nella facciata principale di detto Ospedale, e " Via Domenico Morichini " fu denominata una delle cospicue vie della nuova Roma. Fu fisico e medico insigne, apprezzatissimo da tre Pontefici, e consultato e richiesto del suo autorevole giudizio sia in Italia che all'estero. Si volle il suo giudizio per l'ultima malattia di Napoleone Bonaparte, e il Re di Danimarca lo insigni dell'alta onorificenza di Cavaliere di Danebrog. Socio attivissimo dell'Accademia dei Lincei, dell'lstituto Reale e della Società Reale di Londra, di quella delle Scienze di Monaco e di Torino, nonché di altre 53 accademie scientifiche e letterarie, visse in relazione con Alessandro Volta, Gay-Lussac, Cavier, Arago. Geniale sperimentatore, polemista, medico apprezzatissimo, tenne la cattedra di Chimica in Roma (divenuta per lui famosa) per 32 anni, cioè fino alla sua morte. I suoi studi, le sue opere, le sue relazioni furono pubblicate in due volumi in ottavo, nel 1852, per i tipi di Marco Aureli di Roma. 
  
Ecco un altro pioniere della scienza che, agli albori del 1800, presenta ai Lincei una memoria circa il potere magnetizzante del lembo estremo del raggio violetto dello spettro solare, altra memoria circa le proprietà elettro-
magnetiche della luce solare, altra su i gas del Tevere. Pio VIII diceva essere lui pronto a morire, ma se il Sigriore volesse prolungargli i suoi giorni, il mezzo umano sarebbe stato il Morichini ". Curò, il Morrichini il poeta Leopardi nella sua casa in via delle Carrozze, chiamato da Antonio Ranieri. Dalla moglie Cecilia Calidi ebbe sette figli. Era l'idolo del popolo e rispettato perfino dai malfattori. Raccontano che, andando un giorno in corriera verso i Castelli per visitare un malato, fu assalito dai briganti ; ma riconosciuto dal capo della banda, fu da questi salutato rispettosamente ; e chiestogli scusa per l'affronto, disse ai suoi uomini di non molestarlo più per l'avvenire, perché era un grande. 
  
Quando mori a 63 anni, nel 1836, le sue spoglie furono tumulate nel sepolcro gentilizio in S. Marrello al Corso e gli fu eretto un monumento, opera dello scultore Tadolini. Ed allora, una notiziola curiosa. Domenico Morichini fu il Presidente dei " Babbioni ". Chi erano costoro ? " Era una Società di dotti che si adunavano per discutere di problemi seri ma... "inter pocula" e cioè, come diceva quello, tra pochi o meglio tra i bicchieri. Questi dotti, per togliersi di dosso la toga dottorale, si vedevano al caffè e si autodefinivano " babbioni" e cioè sciocconi. " Il Morichini, all'Accademia degli Arcadi, aveva assunto il nome di Melampo di Coo, che, fu, come ognun sa, il Veggente guaritore mitologico che aveva guarito le figlie di Preto, impazzite per essersi rifiutate al culto dionisiaco. E veggente e guaritore fu Morichini " (Gino Provenzal: I "Babbioni " e il chimico Morichini). Il primogenito di Domenico Morichini, Carlo Luigi, fu Segretario della Romana Rota. 
  
Nel 1845 Gregorio XVI lo creò Ministro delle Finanze. Caduta la Repubblica Romana divenne direttore dell'Ospedale di S. Spirito e presidente degli Ospedali Riuniti. Nel 1852, infine, fu nominato cardinale per la Diocesi di Iesi. Imprigionato parecchie volte dalle autorità civili, fu liberato per intercessione di Napoleone III. Il suo stemma fu : fascia rossa in campo bianco, con tre mori chinati nella fascia stessa. Fu giurista insigne e teologo; risanò la finanza pontificia e fu oratore fecondo. 

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